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  • Chiariamo la cookie law italiana

    La famosa cookie law, che ha messo in subbuglio il Regno Unito un paio di anni fa, alla fine è stata attuata anche in Italia attraverso il Provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali dell’8 maggio 2014. Dal 2 giugno 2015 i gestori di siti web che fanno uso di cookie sono obbligati a conoscerlo e rispettarlo.

    Dobbiamo dire che una volta tanto la regolamentazione italiana è stata scritta con un certo giudizio, in modo da limitare il più possibile le beghe per i gestori. Purtroppo, però, sembra che molti siti italiani non si siano resi conto di questa semplicità, e si siano invece affrettati ad aggiungere banner (o, peggio ancora, dei meravigliosi popup) per avvertire i propri utenti dell’uso dei cookies. In realtà la maggior parte dei siti può cavarsela con pratiche molto più dignitose, meno gravose per i gestori e meno fastidiose per i visitatori.

    La modalità di adeguamento alle nuove regole dipende dal tipo di cookie utilizzati, e dal soggetto fornitore del servizio che deposita un determinato cookie. Il Garante individua due tipi di cookie:

    • cookie tecnici, che comprendono i cookie di sessione e qualsiasi cookie necessario ad autenticare un utente e a permettere attività specifiche sul sito, come per esempio la raccolta di prodotti nel carrello di un negozio online. Tra i cookie tecnici vengono anche inclusi i cookie depositati da software analitici, nel caso in cui i dati raccolti siano resi opportunamente anonimi e usati solo in forma aggregata. Si tratta, a nostro parere, del caso più comune, che richiede la soluzione più semplice: per rispettare le regole basta indicare la presenza di cookie nell’informativa sulla privacy. Non servono banner, non serve consenso esplicito, e la collocazione del link all’informativa è a discrezione del gestore del sito. Si può benissimo seguire l’esempio del Garante stesso, il cui sito usa solo cookie tecnici, di cui notifica i visitatori nella sua privacy policy, accessibile da un collegamento a piè di pagina
    • cookie di profilazione, che sono volti a creare profili specifici di ciascun utente, e usati in particolare per inviare pubblicità mirata. In questo caso il visitatore deve non solo essere informato, ma deve aver la possibilità di esprimere un consenso. Il regolamento cita esplicitamente l’uso di banner o di altri dispositivi che costituiscano «una percettibile discontinuità nella fruizione dei contenuti della pagina web».

    Il sito del Garante offre un grafico molto utile per individuare in modo semplice i vari casi e gli obblighi relativi. Per ricapitolare:

    • se un sito non utilizza cookie, nulla è dovuto
    • se un sito utilizza cookie tecnici, cookie analitici di prima parte1, oppure cookie analitici anonimi di terze parti basta renderne noto l’uso nell’informativa sulla privacy
    • se un sito utilizza cookie analitici non anonimi di terze parti oppure cookie di profilazione di prima parte sono necessari l’informativa estesa, il banner per la richiesta di consenso esplicito, e anche la notifica al Garante
    • se un sito utilizza cookie di profilazione di terze parti sono necessari solo l’informativa estesa e il banner per la richiesta di consenso esplicito (la notifica al Garante è invece a carico del soggetto che compie l’attività di profilazione).

    Link utili sul sito del Garante

    Nel caso di ulteriori dubbi, l’URP del Garante è a disposizione, e abbiamo verificato di persona che rispondono anche al telefono.


    1. Ossia nel caso in cui il software statistico sia gestito direttamente da chi gestisce il sito stesso. Per quanto il software analitico più diffuso sia Google Analytics, esistono alternative che permettono ai gestori di mantenere il controllo sui propri dati e salvaguardare meglio quelli dei visitatori. Communikitchen usa Piwik↩︎

  • Venite a vedere i nostri colori nuovi

    Dopo circa tre anni abbiamo pensato che fosse ora di un vero rinnovamento, e abbiamo deciso di essere radicali. Non solo colori nuovi (che corrispondono meglio alla nostra personalità), ma anche una nuova font (Proxima Nova è nostra amica da tempo), e migliore responsiveness (il responsive web design era appena agli inizi quando abbiamo progettato la versione precedente del sito, e siamo stati così presi dalla responsiveness degli altri che abbiamo trascurato la nostra). E non dimentichiamo le splendide icone a tema cuciniero che Francesca Komel ha disegnato proprio per noi.

    Questa ristrutturazione ci ha anche dato la possibilità di smanettare con qualche giocattolo nuovo, come il modulo CSS Flexible Box, immagini SVG, e vari mixin di SASS complicati ma molto divertenti.

    Abbiamo anche aggiunto una sezione di Risorse, che sarà un deposito crescente di informazioni per i clienti, ma anche per altri designer, sviluppatori e drupalisti.

    Per finire, abbiamo anche deciso di rispettare lo spirito originale del web e sbarazzarci del copyright sul sito. Ora la maggior parte dei nostri contenuti è disponibile con una licenza Creative Commons.

  • Netichetta sociale

    Dopo aver parlato di blog e e-mail, ci occupiamo di comportamento appropriato nell’ambito del social networking. Anche se credo che tutti debbano sentirsi liberi di essere sé stessi (sempre entro certi limiti) quando agiscono su Twitter o Facebook per conto proprio, quando si tratta di questioni professionali divento più esigente.

    C’è chi vorrebbe farci credere che il social networking professionale fosse parte di una più ampia strategia di marketing. Anche se penso che questo sia in parte vero, ritengo che quello che si dice e si fa nei social network ricada in pieno nella strategia di contenuto, e che con essa debba essere coerente. Non avrebbe senso programmare una strategia di contenuto accurata e ragionata, per poi ignorarla del tutto su Twitter.

    Quelli che do qui sono, come al solito, consigli non su quali contenuti scrivere, che dipendono dalla specifica strategia seguita, ma su come fare (o non fare) certe cose nei vari social network. Alcuni di questi consigli si applicano allo stesso modo a Facebook o Twitter o Google+, mentre altri vogliono promuovere, prevenire o correggere determinati comportamenti su piattaforme specifiche.

    Sii umano

    Sei un essere umano, quindi comportati come tale. Il tuo contenuto dovrebbe essere sempre fresco e originale, anche quando stai promuovendo un prodotto o un servizio. Copiare e incollare vecchi tweet o messaggi di stato non fa che aumentare il rumore di fondo, e non farà nulla per il tuo marchio (se non farlo sembrare il marchio di uno spambot).

    Certo ci sono casi in cui va bene lasciare che una macchina ti aiuti, in particolare quando hai del contenuto sul tuo sito che dev’essere pubblicato su diverse piattaforme. In questo caso, usare un servizio come dlvr.it per attingere al tuo sito (via RSS) e alimentare Twitter o Facebook ti renderà la vita facile—specialmente se pubblichi nuovi contenuti di frequente.

    Un’altra cosa umana che puoi fare è entrare in contatto con il tuo pubblico o con le altre persone che segui non semplicemente ripubblicando il contenuto altrui. Stabilisci il tuo marchio, la tua identità e la tua personalità attraverso il tuo contenuto originale—senza dimenticare di farlo corrispondere alla personalità delineata nella tua strategia di contenuto.

    Sii cool

    Ancora una volta, cool come un essere umano, non come una macchina. Tra le varie cose da ricordare:

    1. quando pubblichi qualcosa sulla tua pagina di Facebook (o anche sul tuo profilo personale), non cliccare su “mi piace”. Dovrebbe essere piuttosto implicito che ti piaccia la cosa appena pubblicata, ma se ti senti di aggiungere qualcosa, aggiungi una nota prima di pubblicare, oppure un commento subito dopo. Se invece hai pubblicato qualcosa che non ti piace, basta dirlo
    2. ringraziare ognuno dei tuoi seguaci singolarmente è una cosa che potrebbero fare degli studenti delle medie su MySpace. Non c’è bisogno di farlo, perché aumenta il rumore di fondo. Oltretutto, la gente non ti segue per farti un favore, ma perché è interessata a quello che hai da dire.1 Il modo migliore per ricompensare i tuoi seguaci è pubblicare contenuto significativo
    3. in modo simile, inviare messaggi fatici (come un ciao isolato) ad altri tweeter, in particolare quelli che non conosci di persona o con cui non hai ancora interagito direttamente, forse può anche attrarre l’attenzione (cosa che immagino sia il risultato desiderato), ma è molto facile che ti faccia essere classificato come spammer
    4. non avere fretta. Lo so, ci siamo passati tutti: quel tweet mattiniero a cui dobbiamo per forza dare una risposta prima ancora di essere caffeinati, per poi darci una manata sulla fronte appena lo facciamo. Certo, puoi sempre cancellare quel tweet o gestirne le conseguenze nel modo più elegante possibile, ma la prevenzione è sempre la cura migliore.

    Sii coerente

    Se non sei solo, ma hai un gruppo di persone che gestiscono il tuo social networking, assicurati che tutti siano d’accordo su come farlo. Prepara delle linee guida che tutti dovranno seguire per prevenire casi di schizofrenia comunicativa. E, come sempre, precisione e cura del dettaglio fanno molta strada.


    1. A meno che non si tratti di spammer, nel qual caso ti seguono solo per starti tra i piedi, e tu hai ogni diritto, anzi il dovere di segnalarli come tali all’istante. ↩︎

  • Dritte per e-mail di successo

    Che mandiamo e-mail di lavoro o di piacere, che stiamo comunicando con un cliente o un amico, con qualcuno che conosciamo bene o che non abbiamo mai incontrato di persona, ci sono alcune regole di base che conviene seguire. Hanno poco a che vedere con il grado di formalità del messaggio: possiamo essere amichevoli e informali, ma scrivere pur sempre messaggi che non siano uno strazio per il destinatario.

    Alcune di queste regole sono requisiti di stile, altre fissazioni personali che ritengo possano rendere la posta elettronica più piacevole anche a destinatari meno schizzinosi di me.

    Misura il contenuto

    Una delle regole che preferisco riguardanti il contenuto sul web è “Dai abbastanza informazioni, ma non più del necessario”. Se non altro, fai in modo che il tuo lettore ne voglia sapere di più—non che non ne voglia più sapere. Vale anche per l’e-mail. Di certo la misura appropriata cambia a seconda dell’interlocutore. Le e-mail di lavoro che contengono anticipazioni o riassunti di incontri saranno naturalmente più ricche, per esempio, di un messaggio per organizzare una cena con amici.

    La (n)etichetta cambia di conseguenza, e l’e-mail può essere tanto formale quanto ti è necessario.

    Un corollario sul contenuto: niente catene. Mai. Davvero. Se ho bisogno di spiegarlo, forse è meglio che tu non usi la posta elettronica.

    Usa un oggetto che abbia senso

    Un elemento di contenuto che le tue e-mail dovrebbero sempre avere è l’oggetto. E deve avere senso. “Ehi” o “Ciao” non è un oggetto adatto a un messaggio di lavoro. Se il tuo lettore mi somiglia almeno un po’, è facile che quel messaggio venga ignorato o trascurato per parecchio tempo.

    Certo, se non devi dire altro che “Ehi”, forse per stimolare un amico che non senti da tempo (parlo di settimane, non di anni), allora credo che possa andare bene usarlo come oggetto.

    D’altra parte, modera il numero di parole che usi nell’oggetto, che non è fatto per contenere frasi intere, e di certo non più di una.

    Insomma, usa l’oggetto con giudizio, ma usalo.

    Usa un linguaggio appropriato

    Non significa che non si debbano usare parolacce per e-mail. (Ognuno è libero, direi.) Significa che non bisogna massacrare la lingua, e inoltre:

    1. separare i paragrafi
    2. fare attenzione alla punteggiatura
    3. usare le maiuscole dove necessario, ma evitare di scrivere solo in maiuscolo
    4. non usare abbreviazioni.

    Non sto neanche a spiegare i numeri 1 e 3.

    Una cosa che mi manda in bestia a proposito del numero 2 è l’uso o l’abuso dei puntini di sospensione e del punto esclamativo. Nessuno dei due dovrebbe essere usato per chiudere delle frasi normali. Il numero e la spaziatura dei punti di sospensione possono variare di lingua in lingua, ma una cosa che so per certo è che non ce ne dovrebbero essere più di tre (o quattro) alla volta. Se ne trovo più di così sarò costretto a pensare che il tuo tunnel carpale ti stia dando dei problemi. Inoltre, i puntini di sospensione fanno sembrare il messaggio insicuro ed esitante—cosa che può anche andare bene nella comunicazione personale, ma che dovrebbe essere vietata in quella di lavoro. È sempre meglio risultare più spavaldi di quanto non ci sentiamo piuttosto che sembrare più fiacchi di quanto non siamo in realtà.

    Un eccesso di punti esclamativi, d’altra parte, ci fa sembrare degli esagitati. Se vuoi esprimere entusiasmo (o indignazione), vai pure! Ma limitati a un punto dove ci vuole. Finire tutte le frasi (incluse le domande) con uno o più punti esclamativi equivale a gridare tutto nell’orecchio interno del lettore.

    Usa un punto interrogativo alla fine delle domande. È vero che ci sono lingue in cui una domanda formulata correttamente è comprensibile come domanda anche se manca il punto interrogativo, ma l’italiano non è una di queste. Sarà anche una convenzione, ma è anche una cortesia verso il lettore quella di rendere chiaro in una sola occhiata dove vengono fatte le domande. Se la tua è una domanda retorica che ha bisogno di una forza particolare, puoi aggiungere un punto esclamativo. Forte, no?! (Però anche questo sembrava un po’ troppo su di giri.)

    Quando di fronte a te hai una tastiera regolare, usare abbreviazioni in stile SMS è un’idiozia. (Ritengo che i telefoni cellulari moderni facciano diventare un’idiozia usarle anche negli SMS.) Un esempio: non ha senso abbreviare, come fanno alcuni, la parola “non” in “nn” quando si usa una tastiera regolare. Continuo a pensare che richieda più sforzo sollevare il dito per battere quelle due N che muovere dolcemente indice, anulare e indice per scrivere la parola intera. E non è un fatto di età: è un’idiozia anche se hai quindici anni.

    Niente stile è buono stile

    Non importa quanto pensassi che rendesse speciali le tue e-mail nel 2000 (ehi, lo pensavo anch’io!), ma applicare stili al messaggio è una bestiaccia. Inoltre, molti non hanno nessuna nozione di base di tipografia, e finiscono per comporre i messaggi in Comic Sans, tutto maiuscolo, diciotto punti, giallo su sfondo dorato.

    Invece di fare così, immagina che il tuo programma di posta elettronica sia una vecchia Lettera 32 con il turbo. Usare testo semplice come impostazione predefinita rende i messaggi più leggeri e i lettori più contenti.

    È ora delle fissazioni

    Primo, se il destinatario ha più di un indirizzo e-mail, non indirizzare il messaggio a tutti quanti. Potrà anche aumentare le probabilità che venga letto, certo, ma lo rende anche un candidato facile per essere considerato spam. Quindi, a meno che tu non sia davvero incerto su quale sia l’indirizzo giusto (un’incertezza facile da curare), usa solo quello che il destinatario usa di solito per risponderti.

    Secondo, non fare domande a cui il tuo interlocutore aveva risposto in un messaggio precedente. Sai perché fai quelle domande? Probabilmente perché la prima cosa che hai fatto dopo aver fatto clic su “Rispondi” è stata cancellare tutti i messaggi precedenti dal corpo dell’e-mail. (O forse è perché non avevi letto il messaggio precedente, ma quello è un altro problema.) Quindi non cancellare i messaggi vecchi, specialmente non l’ultimo: è lì per un motivo.

    Terzo, non allungare le vocali. Come per i punti esclamativi, usa il numero di vocali richiesto da ogni sillaba. Come ho detto, è una mia fissazione.